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BergamoIncontra 2016 – Dov’è la nostra casa?

Si è conclusa da pochi giorni la IX edizione di BergamoIncontra e ancora fervono le telefonate, i messaggi e i racconti tra i partecipanti, i volontari, gli organizzatori e gli ospiti. Una serie di amicizie e incontri sono nati, durante i tre giorni (1-3 luglio) in centro a Bergamo, talmente affascinanti che non c’è possibilità di una pausa dopo il grande lavoro di organizzazione che ha visto il coinvolgimento di circa 100 volontari, 20 ospiti e circa 6.000 partecipanti agli incontri, spettacoli e mostre, allestiti durante la manifestazione.

Tutto intorno al tema, tratto dal Salmo 8, “Cos’è l’uomo perché te ne ricordi?”.

Cosa siamo noi? Chi siamo noi, così importanti per cui nel corso delle giornate troviamo qualcuno che inaspettatamente si prende cura di noi, ci tiene un posto a tavola, aspetta proprio noi (proprio te!), ci tiene che tu non svanisca nel tran tran frenetico della quotidianità senza che ti si illumini lo sguardo e risplenda il cuore di gioia? Che ti dice ‘Tu sei importante per me’ e condivide con te il desiderio di non sentirti mai al posto sbagliato, solo nella folla, ma a casa, ovunque tu sia e con chiunque tu sia.

E così sono capitate a BergamoIncontra, tra gli altri, una decina di  donne anziane, quasi tutte in carrozzella, di una casa di riposo di Bergamo, accompagnate da una animatrice amica degli organizzatori della manifestazione. Le signore hanno ascoltato con occhi sgranati la spiegazione della mostra dedicata al tema centrale dell’evento, nonostante il caldo soffocante delle tre del pomeriggio.

Ho raccontato loro – ci ha detto la guida che gli ha spiegato la mostra – che è possibile sentirsi sollevati (come cita la frase di Papa Francesco, posta sul primo pannello della mostra), da una ‘mano che ti rialza e un abbraccio che ti salva, ti risolleva, ti perdona’, non solo per le donne di Kampala in Africa malate di AIDS (protagoniste di uno dei video dell’esposizione, che dopo aver incontrato al cooperante Rose, hanno deciso di curarsi, prendere le medicine e prendersi cura della loro casa e dei loro figli), ma anche per chi è in carrozzella e non può camminare. E di questo si può essere grati e gioiosi”. “Perché secondo voi?”, ha chiesto loro. Una signora, in carrozzella, ha risposto subito: “Perché si accetta la volontà di Dio”.

Le amicizie nate durante i tre giorni sono state il tessuto del fervore organizzativo della manifestazione, soprattutto dei volontari che, gratuitamente, prendendosi addirittura un periodo di ferie dal lavoro, hanno fatto crescere fisicamente l’allestimento dell’evento e si sono impegnati durante tutto lo svolgimento di BergamoIncontra.

C’è stato chi, già seguendo da anni in modo fedele il lavoro di preparazione dell’evento, ha riscoperto un’amicizia dalla quale si è sentito talmente abbracciato e valorizzato che ha sostenuto tutta la logistica della manifestazione con una grande affezione e dedizione.

Qulcun’altro, avvicinatosi per la prima volta a BergamoIncontra, ha dedicato tempo ed energie per contribuire a alla mostra principale della manifestazione, con uno sguardo sempre positivo, anche difronte alle difficoltà organizzative.

E’ possibile sentirsi a casa in un’amicizia così e sentirsi oggetto di quel ‘C’è qualcuno che si prende cura di te’, come si è visto negli occhi di Federico il fotografo professionista chiamato a fare un reportage di BergamoIncontra. Durante i tre giorni si è dedicato anima e corpo affinché nemmeno un secondo di quello che è successo sfuggisse al suo scatto, dedicando del tempo oltre il dovuto e coinvolgendosi fino in fondo, addirittura con indosso la “maglietta gialla” dei volontari.

Tutta questa partecipazione non è scontata, ma sorretta dalla certezza di costruire un luogo, pur temporaneo in centro città, in cui delle amicizie così possano nascere e in cui si possano ascoltare, durante gli incontri, esperienze e racconti cosi belli da rendere felici, da far scoprire la bellezza delle cose che ci circondano, da far ri-apprezzare i dettagli della quotidianità che ognuno vive.

A BergamoIncontra si è visto negli occhi di chi vi lavorato un ardore che ha colpito chi, anche solo per un secondo, si è fermato a guardare cosa stava succedendo, tanto da far dire: ‘Che passione mentre spiega la mostra! La sua amica  racconta di qualcosa che ha visto, che ha vissuto!’.
Nella sua proposta alla città di temi su cui discutere e su cui incontrarsi, BergamoIncontra ha posto l’attenzione su uno dei punti essenziali della vita: trovare una casa, trovare una mano che ti rialza e una spalla che ti sostiene nelle giornate. Questo è il bisogno più concreto e totale dell’uomo di oggi. Questo ci incoraggia a scrivere il futuro di una manifestazione così, senza limiti e con la voglia di scoprire nuove tappe di questo cammino.

All’origine degli ospedali di Bergamo

Nel 2012, in occasione dell’apertura del nuovo ospedale, l’associazione Bergamo Incontra, interrogata dalla imminente novità, ha realizzato una mostra dedicata all’origine medioevale di una delle opere bergamasche più popolari.

L’attesa che la città ha vissuto in occasione dell’apertura del nuovo Ospedale Papa Giovanni XXIII ha svelato una domanda che trova una risposta solo parziale nell’ampliamento e nella modernizzazione delle strutture, indispensabili e apprezzabili. Una domanda che riguarda le ragioni e i modi dell’accoglienza al malato, alla sua persona, alla sua malattia, e giunge a toccare la motivazione, la vocazione, di chi, a vario titolo, in ospedale ha scelto di lavorare.

Da questa domanda siamo partiti per realizzare la mostra Cos’è l’uomo perché te ne curi? All’origine degli ospedali di Bergamo.

Lo studio delle pubblicazioni sulla nascita degli ospedali ci ha permesso di attingere da preziose fonti storiche l’esperienza dei protagonisti che nella nostra città hanno creato per primi opere di assistenza sanitaria. Incontrandoli, discutendone tra noi e ascoltando la testimonianza di operatori contemporanei, ripensando alle nostre esperienze, ci siamo resi conto che il desiderio di un paziente, insieme a quello di essere curato e guarito, è di essere accolto e accompagnato in tutta la difficoltà che la malattia comporta: la paura per esempio, la sofferenza non solo fisica, fino al dramma dell’incurabilità e della morte. E tale desiderio incrocia la preparazione, la professionalità, la disponibilità, l’umanità di medici, infermieri e di tutto il personale. Questa è la dimensione che pone l’accento sullo scopo di un ospedale, quell’aspetto – abbiamo scoperto – che lo scorrere del tempo non ha mutato, e che la conoscenza della sua origine può contribuire a rimettere al centro dell’attenzione e del dibattito.

Nel Medioevo tali pieghe della questione erano meno nascoste: la cura medica che oggi fortunatamente abbiamo a disposizione inizia nel secolo scorso mentre i protagonisti della mostra, ecclesiastici e tanta gente comune, non erano all’altezza di creare ospedali
in grado di guarire i malati; ne alleviavano il dolore per quanto possibile, li consolavano e sostenevano, sorretti a loro volta dal tessuto cristiano in cui vivevano, spinti da una fede condivisa e mai slegata dall’azione, dalle opere.

Ci stupisce considerare quanto l’attuale incremento di malattie incurabili, di casi di terminalità ci avvicini, in termini di bisogno assistenziale e di accompagnamento alla morte, agli uomini e alle donne del medioevo bergamasco. E facciamo nostri gli interrogativi che nel 1997 Madre Teresa di Calcutta lanciò in un’intervista a Repubblica: «Abbiamo un amore come questo, oggi? Ci rendiamo conto che chi ci sta vicino ha bisogno di questa comprensione, del calore delle nostre mani?».

Di seguito alcuni pannelli della mostra.

Le mostre itineranti dell’associazione Bergamo Incontra sono a disposizione di chiunque volesse prenotarle e proporle, scrivendo all’indirizzo e-mail info@bergamoincontra.com