
L’attrattiva più grande. L’avventura di don Bepo
L’idea di dedicare una mostra alla personalità e alle opere di don Bepo Vavassori nasce dal desiderio di proporre all’intera città di Bergamo l’incontro con un uomo, un sacerdote che, vivendo pienamente il proprio ministero, ha offerto un contributo concreto e significativo alla costruzione della Chiesa e, quindi, al miglioramento della società, non solo locale. Molti conoscono la sua intraprendenza: il Patronato, la Casa del Giovane, il Villaggio degli Sposi, le numerose case in provincia…fino alla missione boliviana.
Il percorso, costituito da pannelli, con testi e immagini, e da materiale filmato, va innanzitutto a scoprire le radici più vere e profonde della instancabile operosità di don Bepo, per come emergono dalle testimonianze di chi ha vissuto con lui e da stralci dei suoi diari: la consapevolezza di essere voluto ed amato da Dio, respirata fin da piccolissimo nella “santa atmosfera” della sua famiglia; il desiderio di corrispondere a questo amore, attraverso una apertura incondizionata all’azione della Provvidenza, che si serve di circostanze e persone; la vocazione sacerdotale come luogo dove questa consapevolezza trova terreno fecondo per maturare e non morire; una appartenenza alla Chiesa mai formale, declinata nella disponibilità e nell’obbedienza nei confronti del Vescovo e del Papa; l’affermarsi di una posizione culturale, che si esprime in particolare nell’educazione.
Sono gli aspetti più attuali e affascinanti dell’esistenza di questo prete bergamasco, in quanto fondano qualsiasi esperienza cristiana autentica, così vera da essere incontrabile e frequentabile come ben sanno i cinquantamila figli di don Bepo che sulla sua spalla potevano poggiare il capo.
A queste radici è dunque dedicata la prima sezione della mostra, mentre la seconda accoglie alcune esemplificazioni delle opere, intese come frutti naturali di una vocazione abbracciata interamente e di una certezza incrollabile nella Provvidenza (il filo rosso dell’intera esposizione), che ha fatto di don Bepo un educatore intelligente perché appassionato alla libertà dei ragazzi ed un imprenditore acuto e capace di osare.
La mostra è promossa dall’Associazione S.Agostino, dall’Associazione Bergamo Incontra e dal Comune di Bergamo, con il contributo della Fondazione della Comunità bergamasca, e la collaborazione della Comunità Missionaria Preti Patronato San Vincenzo, del Centro Studi don Bepo Vavassori e de L’Eco di Bergamo.
Sulle spalle dei giganti. Luoghi e maestri della scienza nel Medioevo
La mostra documenta la notevole e poco conosciuta epopea di fervore intellettuale e di creatività culturale che si sviluppò nell’occidente europeo durante il Medioevo. La rilettura di un momento che pone le basi per la nascita della scienza moderna, superando il comune convincimento, talvolta acriticamente accettato, secondo cui la scienza avrebbe avuto inizio nel Seicento con una netta discontinuità culturale rispetto al periodo precedente, durante il quale non sarebbero stati offerti al pensiero contributi rilevanti.
Studi approfonditi, condotti specialmente negli ultimi decenni, hanno invece mostrato come i presupposti decisivi per il sorgere della scienza vadano cercati proprio nel Medioevo europeo e nella particolare concezione della razionalità e della realtà naturale, diffusa nel popolo e sviluppata coerentemente dai pensatori medievali. Questa ipotesi spiega per quale ragione la scienza, così come oggi la conosciamo, pur avendo conosciuto periodi di straordinarie anticipazioni presso altre grandi civiltà del passato, non abbia trovato un terreno fertile di crescita se non nell’occidente cristiano. Come sostiene il fisico Peter Hodgson, l’insieme di condizioni favorevoli “si è perfettamente amalgamato solo una volta nel corso della storia umana” e solo nel contesto della cristianità medievale.
La mostra indaga dunque sulle condizioni e sui fattori che hanno favorito l’affermarsi e lo strutturarsi di quel tipo di conoscenza del reale che chiamiamo conoscenza scientifica, esponendo i nodi concettuali più significativi della mentalità medievale attraverso suggestive ambientazioni, ricostruzioni, modelli e reperti. Una rilettura del passato alla luce delle domande più attuali, una descrizione dei luoghi e delle idee che hanno accompagnato l’opera dei maestri della nostra cultura. Un viaggio appassionante e curioso nel passato per capire meglio l’esperienza scientifica di oggi, rintracciare le comuni radici culturali, ritrovare ciò che può alimentare ancora il cammino della conoscenza scientifica.
La mostra, curata dall’Associazione Euresis, è stata realizzata in occasione della XXVI edizione del Meeting per l’Amicizia tra i Popoli.

Genera chi è generato. Uomini all’opera.
La mostra documenta la vita di Opere nate dal carisma di Monsignor Luigi Giussani sul territorio bergamasco: Fondazione Avsi, Associazione Banco di Solidarietà di Bergamo, Famiglie per l’Accoglienza, Pietre Vive – Teresa e Francesco per l’Ecuador, Portofranco Bergamo, Diesse, Centro di Solidarietà Bergamo Lavoro, Coro Sant’Agostino, Associazione Compagni di Strada, Russia Cristiana, Associazione Sant’Agostino, Scuola Imiberg, Scuola La Traccia, DIV.A e DIVAgando, Compagnia delle Opere Bergamo, Centro Culturale Fabio Locatelli, Associazione Medicina e Persona, Fraternità San Carlo, Banco Farmaceutico.
E’ un viaggio tra realtà che operano nel campo dell’educazione, del sociale, della cultura. Attraverso una ventina di pannelli sarà possibile incontrare uomini che incidono sulla realtà, perché cambiati e trasformati dall’incontro con un Fatto che si è reso presente nella storia e che è contemporaneo a ciascuno di noi: qui ed ora.
La mostra è curata dall’
Associazione S.Agostino e dall
’Associazione Bergamo Incontra
Scintille
La mostra è stata realizzata da due giovanissimi fotografi, Matteo Filippini e Francesco Brignoli, e precedentemente esposta in occasione dell’edizione 2009 della Festa de "La Traccia", a Calcinate.
Le "scintille" sono attimi di bellezza, di luce, che la realtà regala durante il corso di ciò che accade: è l’abbraccio di un figlio, lo sguardo di un vecchio, la mano di un mendicante, la contemplazione della natura, lo svelarsi agli occhi di un istante di estrema verità. Attimi che ridanno speranza, rispalancano il cuore, spesso per la loro presunta quotidianità o banalità.
La mostra è curata da Matteo Filippini e Francesco Brignoli