Il titolo dell’edizione 2025 prende ispirazione da una frase di Italo Calvino, tratta da Le città invisibili: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.
In un tempo segnato da guerre, disumanità, solitudine e cinismo, sentiamo l’urgenza di riconoscere e dare voce a ciò che “non è inferno”: storie, volti e opere che testimoniano la presenza viva del Bene nella quotidianità. Vogliamo rendere visibile una Bellezza ostinata e inaspettata, che resiste nei luoghi più oscuri della storia e dell’anima. Testimonianze capaci di custodire e rivelare il Bene, al quale il cuore dell’uomo aspira profondamente.
Programma
ORARI
17 ottobre dalle 18.00 | 18 ottobre dalle 10.30 | 19 ottobre dalle 10.30
| “FRANZ E FRANZISKA. NON C’È AMORE PIÙ GRANDE“
La mostra racconta la storia dei due coniugi austriaci Franz e Franziska Jägerstätter di Sankt Radegund durante la prima metà del Novecento. Nell’Austria annessa al Terzo Reich, Franz, contro il parere di parenti e ecclesiastici, rifiuta l’adesione al nazismo in modo lucido e determinato, La moglie Franziska, con il suo amore appassionato e coerente, lo sostiene in una scelta che non lacera la sua coscienza ma indirizza il marito verso la radicalità di un’autentica sequela a Cristo. Attraverso arte e memoria, la mostra testimonia un amore che ha saputo resistere alla guerra e al tempo a difesa della verità. Franz è stato ucciso dai nazisti nel 1943 e beatificato nel 2007.
La mostra è stata realizzata in occasione della manifestazione “Meeting per l’Amicizia fra i popoli”, anno 2024.
| “PROFEZIE PER LA PACE“
La mostra vuole dare spazio alla “profezia per la pace”, richiesta con insistenza in questi anni da Papa Francesco, ripercorrendo storie di “paci impossibili”, cioè esperienze fiorite all’interno di contesti segnati da conflitti in corso o dalle lacerazioni profonde che questi hanno prodotto. L’idea di partire dalle storie e dai volti dei protagonisti è legata a un’affermazione di don Tonino Bello ripresa da Papa Francesco, secondo la quale la guerra ha inizio nel momento in cui si dimentica il volto dell’altro.
La mostra è stata realizzata in occasione della manifestazione “Meeting per l’Amicizia fra i popoli”, anno 2025, con la collaborazione dei ragazzi e dei docenti di Gioventù studentesca
| “MOSTRA DON ANTONIO SEGHEZZI“
“Nella semplicità del mio cuore lietamente ti ho dato tutto”. Giovanni da Palestrina
La mostra racconta la vita di Don Antonio Seghezzi, facendo emergere dai suoi moltissimi scritti ciò che l’ha sempre accompagnato “essere totalmente e splendidamente prete”, dai primi tre anni in Parrocchia, altri tre anni tra i giovani prima e in seminario come educatore. Partì più tardi come cappellano, per assistere i soldati italiani in Abissinia. Tornato, fu nominato assistente diocesano dei giovani di azione cattolica. Accusato e condannato, nonostante la possibilità di scappare decise di consegnarsi per evitare rappresaglie, fu incarcerato presso il carcere di sant’Agata in Citta Alta, poi deportato in Germania e nel 1945 trasferito a Dachau, dove morì.
Ripeteva: “La vocazione è come innamorarsi: si sogna, si ama, si crede al bello, si vuole diventare felici […] Ricorda che il Signore sa che ci sei. È la dolcissima bontà del Signore che ti fa fiorire. Chiamalo di continuo come fossi innamorato e …cerca nel tuo cuore ogni più bella parola e ogni forte sospiro… So che il Signore ci ama e allora che cosa ci manca ?”.
In questi tempi, anche oggi, la Sua testimonianza semplice ma profonda è più vera ed attuale che mai. Scrive Don Antonio “Quello che il Signore vuole non è mai troppo… E state sicuri e sereni che il Signore ci aiuterà senz‘altro. Fare la volontà di Dio, lì sta la mia felicità […] Signore io ti obbedisco e cerco di farmi santo, nel posto dove tu mi vuoi, accanto alle persone che tu mi hai dato”.
Fotografie, scritti originali e documenti raccontano la vita di don Antonio Seghezzi, nato a Premolo (Bg) nel 1906 e morto nel campo di Dachau il 21 maggio 1945 Il giovane prete seppe opporsi al male con fede, coraggio e amore per la sua gente.Il filo conduttore è la speranza, valore che don Seghezzi ha custodito anche nei momenti più duri della prigionia. La mostra offre ai visitatori un’occasione unica per conoscere la sua testimonianza di Resistenza morale e spirituale.
La mostra è stata realizzata dall’Associazione don Seghezzi di Premolo (Bg)
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| MEETING POINT
Testimonianze, libri, racconti.
Sabato 18 ottobre ore 14,30
Presentazione del libro “Amati, un’esperienza possibile” di Andrea Franchi e Massimo Piciotti (Ed. San Paolo)
Intervengono gli autori con Libera Voto, una delle protagoniste delle storie raccontate.
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ChorusLife Bergamo, via Carlo Serassi 26, Bergamo
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